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Scriviamone

dicembre 23, 2011

Un concorso sulla scrittura del cancro: il soggetto sembrerebbe uno di quelli che meno ispirano. Eppure è stato un successo: l’occasione perfetta per i protagonisti diretti o indiretti di storie di malattia di mettere a nudo per un attimo taboo altrimenti nascosti.

Quando aprii il blog mi sentivo divisa: se il fatto di aver sempre tenuto un diario online e l’istinto di farlo anche per la malattia legittimavano il bisogno di scrivere, la neccessità di esporre e ridurre al minimo i filtri su una parte della mia vita mi impaurivano. Terrorizzavano, intendo. Non potevo fingere: per onestà verso chi mi conosceva e per dovere verso chi mi leggeva alla ricerca di informazioni. Poi ho iniziato e non mi sono più posta molte domande.

Ora, leggendo le storie di altri, ho ritorvato gli stessi dubbi e gli stessi pudori.

Alcune sono state raccontate molti anni dopo. Alcune troppi. La minuzia dei dettagli rivela come queste storie siano giaciute silenziose e intrappolate, non raccontate, ma intatte, bisognose di essere liberate. Alcune sono state scritte per ricordare cio’ che si è passato, una tappa su cui ci si è inevitabilmente costruiti, anche tramite quello che si è perso: un seno, l’amore, i primi anni di un figlio – le vittime del cancro non contabilizzate nella cartella clinica. Servono ad aprire una prospettiva sul futuro: la coscienza della propria mortalità, vissuta con le paure che restano. Servono a non dimenticare e a spiegare a figli, amici, genitori e sconosciuti un percorso che è difficile affrontare a voce, che l’imbarazzo porta a minimizzare.

Alcune raccontano la scomparsa di qualcuno: e allora la malinconia della scrittura rende omaggio a un compagno di viaggio che vive nei ricordi e nelle parole. E aiuta chi scrive a capire l’esperienza che ha vissuto, a riappacificarsi con se stesso, con il senso di colpa per non aver fatto abbastanza e con quello per essere vivo.

Le più belle narrano un percorso, un cambiamento; parlano di dolore e di come lo si affronta. Della malattia e dell’andare oltre: che non vuol dire per forza guarire, ma vivere più forte.

Si legge anche qui.

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8 commenti leave one →
  1. dicembre 23, 2011 6:34 pm

    Può sembrare banale augurare Buon Natale a tutte queste persone?
    Per chi “vive più forte” deve aver un valore doppio.

    Un bacione
    Giorgio

  2. dicembre 23, 2011 8:48 pm

    che bel post Sissi, stupendo.
    Hai praticamente messo nero su bianco tutto quello che è la blogterapia, la terapia delle parole per elaborare la paura del cancro.
    Buon Natale stella e se sei in Italia, fai un fischio ci si potrebbe anche vedere.

  3. dicembre 23, 2011 10:16 pm

    Un post in cui c’è tutto. tutto quello che vorremmo dire, tutto quello che a volte facciamo fatica a raccontare.
    Ma siamo qui a parlarne, e per questo non smetteremo mai di dire grazie.
    Un abbraccio e tanti auguri per un sereno Natale!

  4. Arcobaleno permalink
    dicembre 23, 2011 10:18 pm

    Si, ha ragione Sissi, incontrare nel proprio percorso di vita il cancro…….vuol dire intraprendere un percorso diverso da quello immaginato, e poi vivere piu’ consapevoli del dono della vita! Scrivere aiuta tanto, e diventa un “conforto reciproco”, uno scambio di sensazioni, emozioni, di paure a volte assopite, e pronte a riavventarsi….che chi ha vissuto il cancro, puo’ capire meglio anche dei propri stessi familiari. Un abbraccio da Arcobaleno-AnnaRosa

  5. dicembre 24, 2011 11:00 pm

    grazie a tutti dei commenti e degli spunti…per il momento….buon natale !!!
    s

  6. dicembre 25, 2011 10:13 pm

    Le tue parole racchiudono il segreto dell’imparare a vivere nonostante il cancro…
    Acuta, sensibile e profonda la tua lettura dei sentimenti..
    Scrivere aiuta, sia che si i filtri sia che si scriva “senza rete”.
    Me lo sono ri-proposta pure io, in questi bui giorni, la domanda di quanto filtrare…
    L’importante, è scrivere come cantava Vecchioni nella stupenda “Lettere d’amore”.
    Buon Natale Sissi da Claudia, Timenn…tempo all’infinito.

    • CIN permalink
      gennaio 8, 2012 2:29 pm

      si è vero, non per forza vuol dire guarire,ma VIVERE PIU’ FORTI, questo è quello che mi è piaciuto di più, delle tue parole.
      Io volevo solo aggiungere, VIVERE E SENTIRCI PARTE DI QUALCOSA O QUALCUNO, che come noi condivide, dolori, emozioni e paure.
      Un augurio di un 2012 all’insegna di scambi reciproci, parlando e confrontandoci come vere amiche!
      Un abbraccio CIN

  7. gennaio 9, 2012 12:59 am

    grazie, è un augurio bellissimo e lo giro anche a te 🙂
    buon 2012!
    s

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