Skip to content

Questioni di cuore (e non solo)

luglio 14, 2010

(attenzione, in questo post c’è il finale del film)

Angelo e Alberto sono agli antipodi: Roma contro Milano, padre di famiglia contro “it’s complicated”, giovane e meno giovane, formica e cicala, evasore e salvatore…il gioco degli opposti potrebbe continuare all’infinito, anche sul letto d’ospedale dove i due si incontrano dopo un infarto. Una volta dimesso, Angelo torna alla vita di prima, Alberto molla tutto.

Come cambia la malattia la nostra vita? Anzi, deve la malattia cambiare la nostra vita? Questa è la domanda, direbbe Alberto. La sua risposta è mettersi in questione, cercarsi, capirsi. La risposta di Angelo è negare, nascondere, tirare avanti. Alberto vive, Angelo no.

Trovo il finale del film più scontato della realtà. Il non accettare la malattia (a livello psicologico, senza sottrarsi alla cure) non è causa di morte, la voglia di vivere non è una medicina: sostenere il contrario serve solo a creare senso di colpa in chi è troppo fragile per reagire.

La malattia ci costringe a interrogarci sulla nostra vita, sulla direzione da prendere. E se la direzione che avevamo imboccato prima fosse quella giusta? E se quella direzione non fosse chiara, ma scorgevamo solo un cartello di indicazioni in lontananza, che ora il buio rende illegibile? E se la nebbia fosse scesa fitta intorno a noi e mettersi in questione è solo fare una serie di testa-coda su stessi?

Una volta, un’ex-malata mi ha detto che per lei la malattia era stata un dono, che le aveva fatto capire chi era, che sconfiggere il cancro l’aveva aiutata a credere in se stessa. Balle. Il cancro è una grandissima sfiga e viverlo in maniera costruttiva è un regalo che possiamo fare a noi stessi. Ma a volte mi dico che anche un po’ di polvere dell’oblio, per cancellarlo e tornare dov’ero prima, non sarebbe male.

Annunci
4 commenti leave one →
  1. luglio 14, 2010 6:01 am

    no,no, dov'ero prima era un brutto luogo, con la vita sempre vissuta di corsa, un po' sopra alle righe, sempre in bilico, mai contenta…va bene così, anche se, ammettiamolo, arrivare qui per il cancro non è una grande conquista, anzi….è una bella rogna

  2. luglio 15, 2010 2:56 pm

    Ognuno deve trovare la sua strada per andare avanti, negando, affrontando tutto a muso duro, ritornandoci su periodicamente, sublimando…non importa, va tutto bene purché ci faccia sentire meglio. Io sono partita dicendo che questa doveva essere una parentesi, ora la penso diversamente, domani chissà…l'importante è riavvicinarsi a se stessi durante questo cammino, almeno credo.:-*

  3. luglio 15, 2010 11:36 pm

    julia, il mio problema con le parentesi è la tendenza a dimenticarmele aperte…)s.

  4. luglio 16, 2010 4:39 pm

    Io mi metto tra le persone che considerano la vita dopo il cancro differente, e in maniera postiva. E ci vuole molto lavoro interiore per dirlo…Però bisogna anche capire che questa è una cosa soggettiva.E dipende da molte circostanze.Ad esempio se mi fosse capitata a 25 anni, quando ero impegnata a girare l'Europa seguendo festival rock, lì non ci avrei trovato nulla di positivo anzi, mi sarei solo SCOCCIATA.Per questo credo che non esista un percorso interiore valido per tutti, è una cosa molto personale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: