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Goodbye my friends

gennaio 6, 2012

Cari lettori che mi seguite imperterriti, nonstante i traslochi e la latitanza,

i miei buoni propositi per l’anno nuovo mi impongono di trovare il coraggio di chiudere.

Vi ringrazio tuttissimi per la compagnia, il sostegno, i commenti e i consigli di questi mesi (mesi?!? anni!) ma questo blog è la cronoca della malattia e non mi corrisponde più.

Continuerò a squattare le pagine di Oltreilcancro e passare molto spesso da qui.

A tutti

buon 2012..!

…che sia un anno di salute, fortuna e folli progetti realizzati!

All the best,

Sissi

Auguri

dicembre 24, 2011

…che Babbo Natale vi porti fortuna e salute in abbondanza. Per me, caro BN, un paio di legamenti nuovi andrà benissimo.

Scriviamone

dicembre 23, 2011

Un concorso sulla scrittura del cancro: il soggetto sembrerebbe uno di quelli che meno ispirano. Eppure è stato un successo: l’occasione perfetta per i protagonisti diretti o indiretti di storie di malattia di mettere a nudo per un attimo taboo altrimenti nascosti.

Quando aprii il blog mi sentivo divisa: se il fatto di aver sempre tenuto un diario online e l’istinto di farlo anche per la malattia legittimavano il bisogno di scrivere, la neccessità di esporre e ridurre al minimo i filtri su una parte della mia vita mi impaurivano. Terrorizzavano, intendo. Non potevo fingere: per onestà verso chi mi conosceva e per dovere verso chi mi leggeva alla ricerca di informazioni. Poi ho iniziato e non mi sono più posta molte domande.

Ora, leggendo le storie di altri, ho ritorvato gli stessi dubbi e gli stessi pudori.

Alcune sono state raccontate molti anni dopo. Alcune troppi. La minuzia dei dettagli rivela come queste storie siano giaciute silenziose e intrappolate, non raccontate, ma intatte, bisognose di essere liberate. Alcune sono state scritte per ricordare cio’ che si è passato, una tappa su cui ci si è inevitabilmente costruiti, anche tramite quello che si è perso: un seno, l’amore, i primi anni di un figlio – le vittime del cancro non contabilizzate nella cartella clinica. Servono ad aprire una prospettiva sul futuro: la coscienza della propria mortalità, vissuta con le paure che restano. Servono a non dimenticare e a spiegare a figli, amici, genitori e sconosciuti un percorso che è difficile affrontare a voce, che l’imbarazzo porta a minimizzare.

Alcune raccontano la scomparsa di qualcuno: e allora la malinconia della scrittura rende omaggio a un compagno di viaggio che vive nei ricordi e nelle parole. E aiuta chi scrive a capire l’esperienza che ha vissuto, a riappacificarsi con se stesso, con il senso di colpa per non aver fatto abbastanza e con quello per essere vivo.

Le più belle narrano un percorso, un cambiamento; parlano di dolore e di come lo si affronta. Della malattia e dell’andare oltre: che non vuol dire per forza guarire, ma vivere più forte.

Si legge anche qui.

Eppur non si conoscono

dicembre 2, 2011

Commenti bilaterali sull’importanza della condivisione e ringraziamenti in ordine sparso a chi la rende possibile.
Sabato sera la Lampada di Aladino inaugura la nuova sede e annuncia i suoi impegni e i suoi obiettivi per i prossimi anni.

E io sono lontana e me ne dispiaccio non poco perché è stata l’organizzazione che più mi ha aiutato, nonostante fossi lontana. Per telefono, quando chiedevo a Davide se secondo lui potevo andare al supermercato, anche se la chemio mi decimava i globuli bianchi. Per mail, quando con Romina ci scambiavamo messaggi-fiume sulle nostre esperienze e poi per blog, quando Romina si è decisa ad aprirne uno. Con i calendari, che raccontavano storie di altri malati, da cui trapelava “la fureur de vivre”, la voglia di vivere che è un alleato così prezioso per ogni malato.

Quest’anno una delle storie del calendario è la mia: magari leggendola un malato si sentirà un po’ meno solo e allora sentirò di aver restituito un po’ di quello che mi è stato dato…Grazie.

Romina, Il codice di Hodgkin

Superata la chemio, tutti intorno a me cercavano di sminuire l’accaduto con frasi del tipo “ma si, alla fine poteva andare peggio…” oppure “alla fine sei viva quindi non era così grave”, mentre io cercavo solo di valutare l’entità dei danni, come se il mio corpo fosse una città squassata da un terremoto. Avvertii il bisogno di mettermi in contatto con altre persone che avevano i miei stessi trascorsi. Persone che potevano capirmi senza che dovessi trovare le parole esatte per esprimere quello che provavo. Grazie alla Lampada non mi sono più sentita sola. Ho trovato un gruppo costituito da persone meravigliose capitanato da Davide.

Tra le bellissime persone che ho avuto il privilegio di conoscere, c’è sicuramente Sissi, che mi venne virtualmente presentata da Davide e che all’epoca era, come dire, “nuova del giro”.
Una delle pagine del calendario della Lampada di quest’anno racconta proprio la sua storia…chissà se le dedicheranno il mese di febbraio, quello che fu mio nel 2008.
In conclusione, vorrei dedicare ai ragazzi della Lampada e a tutti noi che abbiamo imparato a lottare per affrontare il nostro viaggio, un brano tratto da una poesia di Lord Alfred Tennyson intitolata “Ulisse”:

Venite amici,
che non è tardi
per scoprire un nuovo mondo.
Io vi propongo di andare
più in là dell’orizzonte
e se anche non abbiamo
l’energia che,
in giorni lontani,
mosse la terra e il cielo,
siamo sempre gli stessi,
unica,eguale tempra
di eroici cuori,
indeboliti forse dal fato
ma con ancora la voglia
di combattere, di cercare,
di trovare, e di non cedere.

Controlli/2

novembre 18, 2011
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E ho visto anche Monsieur L'Ematologo. Che si è rallegrato dei picchi raggiunti dalla mia emoglobina, si è informato sui miei studi (devo averlo traumatizzato davvero con la storia della tesi…) e ha pronunciato un'altra frase bellissima, una cosa del tipo "dopo due anni di remissione totale persistente possiamo considerare la malattia dietro di noi". Molto poetico, no?

Controlli

novembre 14, 2011
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Inspira. Trattieni il fiato. Un bel respiro.
Radiografia passata e niente da segnalare.
Il medico è lo stesso che mi ha diagnosticato il linfoma, due anni e mezzo fa, un'epoca a cui il blog ancora non esisteva. Vagavo perplessa tra esami del sangue sballatissimi e la sensazione di stare bene, i responsi preoccupanti delle analisi e la cautela del mio medico curante. Il dottor Sellem – il radiologo – fu il primo a dichiarare il sospetto di Malattia di Hodgkin ad alta voce, e fu un sollievo – escludere ipotesi più preoccupanti e dare un nome a quello che mi stava succedendo. E' stato strano ritrovarmelo davanti e inevitabile pensare che è il modo giusto di chiudere un ciclo…

Quello che…

novembre 14, 2011

…vanno da Monoprix con la borsa di cotone bio multiuso e la riempiono di sacchetti di plastica.

Last news, good news

novembre 12, 2011
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Bé, gli esami del sangue sono vergognosamente belli. Ve lo dico prima che il blog sparisca .

Splinderpanico

novembre 11, 2011

Aiuto, anche lui ha traslocato. Quindi dev’essere vero.
Ok.
Wanted: casa da affittare, prezzo modesto, facile accesso, full optional, disponibile subito. Nel week end preparo i cartoni, se volete darmi una mano fatevi avanti!

Toutes nos envies

novembre 11, 2011
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 (Tranquilli, certo che vi faccio la recensione. Per le solite ragioni non c’è l’inizio, ma c’è il finale).

A pensarci il giorno dopo, non è un film sul cancro. E’ un altro film in cui il cancro è la scusa per far scattare il conto alla rovescia, un po’ come in Biutiful. E che impone di chiedersi: e allora, cosa vogliamo da questa vita? Lasciare il segno, e tra i modi possibili, la protagonista sceglie di salvare un’amica, madre di due bambini, inguaiata dai debiti. E in effetti al centro del film compare questo: lo strozzinaggio, la difficoltà di tirare avanti, i prestiti con interessi a doppia cifra, le pubblicità menzognere. Il potere di un giudice di cambiare una vita, o molte.

Il cronometro scorre tra tribunali e ricorsi, mentre la malattia si eclissa nella decisione della protagonista di non dire nulla a nessuno e in quella di non curarsi; si limita nei bagni in cui sta male, nelle stanze d’ospedale in cui è rinchiusa, nelle notti silenziose in cui cerca su internet informazioni sulla sua malattia. E proprio questo mi è parso il dettaglio più umano: non la stoico-egoistica decisione di non dir nulla, non la fatalista-consapevole rassegnazione del non curarsi, ma la solitudine del cliccare il proprio tumore di nascosto.
Le recensioni parlano della fureur de vivre che questo film trasmetterebbe; personalmente mi ha lasciato più tristezza e anche un gran senso di ingiustizia e di impotenza, la secca constatazione che nessun giudice e nessuna decisione possono salvarti quando la bestiolina è abbastanza bastarda.
(Inoltre mi complimento con me stessa per l’azzeccatissima scelta cinematografica alla viglia degli esami trimestrali, un po’ come vedere Alive prima di prendere l’aereo…)